Abbazia dei Santi Felice e Mauro, Sant’Anatolia di Narco ( ! In attesa di nuovi sopralluoghi ! )

Abbazia dei Santi Felice e Mauro, Sant’Anatolia di Narco ( ! In attesa di nuovi sopralluoghi ! )

La chiesa prende il nome  dai due eremiti siriani, Mauro e Felice, che nel V° secolo cristianizzarono gli abitanti di questa zona. Ricostruita nel 1194  la chiesa rappresenta uno degli episodi più interessanti dell’architettura romanica spoletina.
indirizzoloc.. Castel San Felice, Sant’Anatolia di Narco, 06040
orariprimavera ed estate 10,30/18,00
biglietteriaingresso gratuito
email info@abbazia.net
tel_modificato-10743.613427

    • DSCF5729
    • DSCF5730
    • DSCF5731
    • DSCF5732
    • DSCF5733

    La chiesa si trova in prossimità di un piccolo paesello della Valnerina per cui, nonostante il sito sia situato a pochi metri dalla strada principale, non ci sono molti servizi nei dintorni . Il parcheggio si trova sotto alla chiesa. E’ molto grande, di ghiaia. Dal Parcheggio con una strada asfaltata in salita si raggiunge l’ingresso della chiesa. Il piazzale antistante la chiesa è di ghiaia, un pò disconnesso. Per entrare nell’edificio è necessario superare un doppio scalino (12 cm e 15 cm). L’interno su un unico piano è ben percorribile con buone possibilità di manovra.

    Per i wc è necessario suonare alla porta della struttura alberghiera che si trova negli edifici di quello che anticamente era un’abbazia. dal portone c’è da percorrere un piazzale in ciottoli disconnesso. I bagni sono del tutto accessibili.

  • Sorta in relazione all’ 0pera di bonifica  avviata dai Benedettini, il  sito viene costruito nel 1194, e rappresenta uno degli esempi più interessanti dell’architettura romanica spoletina. Il mito di fondazione dell’abbazia narra che San Mauro, venuto dalla Siria con altri trecento compagni si ritirò con il figlio Felice e lo allevò in un luogo solitario d0ve edificò un  piccolo eremo. La popolazione della zona che li venerava in vita per averli liberati da un drago ed avere operato alcuni miracoli, li celebrò in morte con la costruzione della chiesa. Nella facciata si collocano il portone, le lesene, gli  archetti pensili e il rosone con i simboli dei quattro evangelisti delimitato da cornici scolpite a motivi geometrici alla base del rosone un fregio marmoreo ad altorilievo ricorda la leggenda dei Santi Felice e Mauro. Da notare in particolare la leggenda del drago, sempre sotto il rosone che viene interpretata come metafora dalla bonifica delle zone delle paludi ad opera dei monaci. L’interno è ad una navata (nella parete sinistra “Epfiania” del ‘400) , il presbiterio è sopraelevato sulla cripta. Qui  c’è un sarcofago che secondo la tradizione custodisce le spoglie dei Santi Felice e Mauro. Nell’abside semicircolare vi è un “cristo benedicente”, affresco del Maestro di Eggi (1440-50). L’abbazia è  stata restaurata in occasione del Giubileo del 2000. Nell’abbazia venivano praticati dei rituali terapeutici legati alle sorgenti d’acqua vicino all’edificio che fino a non molto tempo fa venivano utilizzate per lavare i bambini affetti da sfogo cutaneo.