Chiesa di San Sabino, Spoleto

Chiesa di San Sabino, Spoleto

Dedicata al santo martire Sabino e luogo dove -secondo la leggenda- fu ambientata nel 1205 l’episodio della “Conversione di San Francesco”,  la chiesa sorta alla fine del VI°secolo su area sepolcrale, con alcuni tratti della ricostruzione romanica ha subito rifacimenti nel ‘6-700.ul

 

monumenti_verde Accessibilità eccellente

 

indirizzoloc. San Sabino, Spoleto, PG, 06049
orariSS. Messe 16:30(ora solare); 17:30 (ora legale) in estate; 15:30 (ora solare), 16:30 (ora legale) in inverno; tutto l’ anno la domenica mattina
biglietteriaingresso libero
tel_modificato-10743.261177

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    La chiesa si trova in una zona periferica della città, lungo una strada asfaltata abbastanza trafficata. Proprio di fronte alla chiesa c’è un parcheggio in ghiaia molto ampio. Il percorso dal parcheggio alla chiesa è di solo qualche metro, sempre su ghiaia, senza pendenze ed ostacoli. L’ingresso presenta uno scalino in pietra  alto solamente 4 cm, mentre il portone d’ingresso è largo 80 cm circa. L’interno presenta una pavimentazione in cotto con ottimi spazi per spostamenti e manovre. Sia l’abside che la cripta presentano scalini non accessibili. Servizi e wc non sono presenti in zona; per trovarli è necessario spostarsi con un mezzo per un paio di chilometri.

     

  • Ricostruita in forme romaniche con pietra calcarea, la chiesa fu edificata nel VI secolo. I numerosi materiali di riuso provengono da aree sei delle zone vicine, lungo la via Flaminia.
    La chiesa assume l’aspetto attuale tra  XI° e il XII° secolo ed è dedicata a Sabino (Savino), vescovo di e martire cristiano all’epoca dell’ imperatore romano Diocleziano ( 303 d.C.). Sabino fu santo oggetto di grande venerazione nell’alto-medioevo tanto che Paolo Diacono nell’  VIII° secolo narra che l’edificio era meta di molti pellegrini e visitato da personaggi illustri. Nell’area della chiesa di San Sabino avvenne nel 1205 l’episodio della conversione di San Francesco d’Assisi: qui si fermò mentre si stava dirigendo in guerra in Puglia. Durante la sosta qui, gli apparse il Signore che gli disse di ritornare ad Assisi per iniziare una nuova vita. Così egli ritornò nella sua città natale abbandonando i compagni di ventura.
    La facciata  è semplice e lineare; la zona absidale è la parte più antica sopravvissuta databile intorno all’ XI°secolo. All’interno è conservato l’impianto romanico (fine XII°/inizi XIII°) con pianta basilicale a tre navate absidate, presbiterio sopraelevato, cripta sottostante. I pilastri, alternati a colonne, con semplici capitelli a cubo, sostengono archi a sesto acuto. Successivi interventi furono realizzati tra il ‘600 e il ‘700, in particolare dopo il terremoto del 1767 e sono ben visibili: la nuova sistemazione della zona presbiteriale, gli altari laterali, il soffitto ligneo a cassettoni.  Sulle pareti, oltre a tele del 6-700 si possono osservare  più antichi. L’altare ha al centro una tela con “Madonna con Bambino e i Santi Borromeo e Sabino”, a sinistra “San Giuseppe” e a destra “San Francesco d’Assisi”. Dal presbiterio si accede alla cripta, simile a quella della chiesa di San Gregorio e San Ponziano, coperte da volte a crociera rette da colonne.